Una storia di fogne, birra scura e Cancellieri tedeschi

Victoria Embankment – Tube: Westminster

L’episodio che state per leggere non sarebbe mai accaduto, o quanto meno si sarebbe svolto in maniera diversa, se nel 1858 Londra non avesse conosciuto “La Grande Puzza” (The Great Stink). Nessun legame con la Grande Bellezza di Paolo Sorrentino: qui si parla letteralmente di puzza, di un fetore micidiale che invase la città nell’estate del 1858. Il Tamigi è stato per secoli lo scarico finale di tutti i rifiuti, solidi e liquidi, prodotti dalla città: alcuni venivano gettati direttamente, altri venivano dispersi per le strade, i bisogni fisiologici venivano spesso espletati en plein air e inevitabilmente finivano prima o poi nel fiume insieme all’acqua piovana. Il problema assunse dimensioni drammatiche quando la città si espanse dopo il 1800, in piena Rivoluzione Industriale. Nel 1815 fu autorizzato lo scarico nel Tamigi dei rifiuti domestici e nello stesso periodo a Londra si contavano più di 200.000 pozzi neri, per svuotare i quali era necessaria una somma notevole per l’epoca: uno scellino. Per questo motivo buona parte dei pozzi neri non veniva svuotata, con le conseguenze nefaste che si possono intuire: i liquami straripavano nelle strade e nelle condutture per l’acqua piovana, insieme ad altri scarti nauseabondi provenienti da fabbriche e macelli. E dove finiva tutto questo? Che domande: ovviamente nel Tamigi! Il grande fiume, sciaguratamente, era molto spesso fonte di acqua per gli usi domestici e questo portava regolarmente a terribili epidemie, in particolare di colera e di febbre tifoide.

L’estate del 1858 fu particolarmente calda e per questo motivo, la portata d’acqua del fiume nel mese di giugno si ridusse al minimo, facendo affiorare progressivamente dal fondo escrementi umani e animali, scarti provenienti dai macelli, rifiuti industriali e alimenti avariati. Il cancelliere dello Scacchiere, Benjamin Disraeli, descrisse così l’orrendo spettacolo che si mostrava ai londinesi: “una pozza simile allo Stige, da cui esala un indicibile e insopportabile orrore”.

A causa del caldo i batteri proliferarono e si dovette ricorrere a contromisure d’emergenza: alla Camera dei Comuni, per tentare di combattere l’odore, si montarono alle finestre tende imbevute di cloruro di calcio ma ad un certo punto il fetore era insopportabile. I parlamentari furono spostati lontano da Westminster, a Hampton Court, mentre il Palazzo di Giustizia fu temporaneamente traslocato a Oxford e St. Albans. Fu la pioggia, violenta e salvifica, che ad un certo punto mise fine al caldo e all’emergenza.

La vicenda rese evidente a tutti che era giunto il momento di affrontare la questione una volta per tutte ed il compito fu affidato al Metropolitan Board of Works, costituito da pochi anni e guidato dal capo ingegnere Joseph Bazalgette. Nel giro di pochi anni Londra ebbe il suo sistema fognario che risolse una volta per tutte il problema delle acque reflue ed il costante rischio di epidemie.

Una delle opere di Bazalgette fu la costruzione dal 1862 in poi del Thames Embankment, con il restringimento del corso del fiume e la creazione di una strada parallela allo Strand, con lo scopo di alleggerire il traffico e di dotare Londra di un lungofiume degno della capitale dell’Impero. Sotto il livello del suolo furono collocate le fognature, una ferrovia sotterranea e altre gallerie di servizio.

Negli anni successivi la passeggiata a nord del Tamigi vide la creazione degli Embankment Gardens e fu punteggiata ad intervalli regolari da numerosi abbellimenti: l’architetto George John Vulliamy disegnò magnifici lampioni in omaggio alla fontana del Nettuno di Roma e decine di panchine in ferro, ispirandosi all’antico Egitto. Nel 1878, infatti, giunse a Londra il Cleopatra’s Needle, obelisco proveniente da Alessandria d’Egitto che fu collocato proprio lungo il Victoria Embankment (del suo avventuroso viaggio per mare e della time capsule che fu posta al suo interno parleremo in un prossimo post). Per il momento restiamo sulle panchine egizie, che sono di due tipi: hanno la forma di eleganti sfingi protese in avanti nella City of Westminster; di sornioni cammelli accovacciati più a est, nella City of London.

E fu proprio una panchina a forma di sfinge, pochi anni dopo, a diventare involontaria protagonista di un aneddoto tanto gustoso quanto autentico.

Nel 1885 il settantenne Cancelliere di Germania Otto Edward Leopold von Bismarck, in quel momento uno degli uomini più potenti del mondo, era in visita di Stato a Londra, impegnato nel consueto susseguirsi di incontri, cerimonie e cene formali. Ad un certo punto espresse il desiderio di vedere quella che al tempo era una delle fabbriche di birra più grandi e famose, la Barclay Brewery di Southwark, situata sulla sponda sud del fiume, adiacente a dove due secoli prima sorgeva il Globe, il teatro elisabettiano distrutto da un incendio nel 1613 e che vide recitare la compagnia di William Shakespeare.

In poco tempo la visita fu organizzata e al termine della stessa fu proposto a Bismarck l’assaggio della birra più forte, la specialità della casa. Il Cancelliere accettò con entusiasmo e, anziché limitarsi ad un piccolo sorso come l’etichetta avrebbe consentito, si scolò l’intero, enorme boccale da mezzo gallone!

Il direttore della fabbrica si complimentò con lui ed affermò che pochissimi uomini erano in grado di affrontare un secondo boccale di quella birra scura e vigorosa. Bismarck, avvertendo che l’onore germanico era in pericolo, accettò la sfida e tracannò anche il secondo boccale. Il Cancelliere lasciò quindi la fabbrica, apparentemente sobrio, tra gli applausi scroscianti dei presenti.

L’alcool fece il suo effetto durante il viaggio di ritorno, mentre la carrozza attraversava Westminster Bridge. Bismarck chiese di scendere lungo il Victoria Embankment e si trascinò faticosamente verso una delle panchine, che come sappiamo aveva la forma di una sfinge. Diede istruzioni ai suoi uomini di essere svegliato dopo un’ora e cadde in un profondo sonno ristoratore. Si svegliò fresco e arzillo, pronto per una nuova giornata di noiosi incontri diplomatici.

 

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