We Never Closed – La storia del Windmill Theatre

17-19 Great Windmill Street – Tube: Piccadilly Circus

La leggenda vuole che negli anni d’oro, ogni mattina prima dell’apertura, un inserviente del Windmill Theatre fosse costretto a stringere i bulloni che ancoravano al pavimento le poltrone della sala. Durante gli spettacoli del giorno precedente, infatti, c’era stata immancabile la famigerata Windmill Steeplechase: ogni volta che gli spettatori delle prime file abbandonavano il proprio posto, dal fondo della platea partiva una gara senza esclusione di colpi per occupare le poltrone rimaste libere. Vinceva il più abile a scavalcare, il più irruente, che si ritrovava così a pochi centimetri dal palco. E poteva quasi toccare con mano l’oggetto del desiderio…

Great Windmill Street è una piccola strada a pochi passi da Piccadilly Circus, che deve il nome ad un mulino a vento costruito alla metà del ‘600. Nel 1909 aprì qui uno dei primi cinema londinesi, il Palais De Luxe, che pochi anni dopo fu costretto a chiudere dalla concorrenza di sale più capienti che avevano cominciato a sorgere nel West End. Fu a questo punto che comparve un personaggio bizzarro, una ricca signora prossima alla settantina, che aveva appena ereditato una piccola fortuna alla morte del marito, un mercante di iuta. Il suo nome era Laura Henderson.

Nel 1930 l’eccentrica vedova acquistò l’intero immobile che ospitava il Palais De Luxe e decise di trasformarlo in un teatro da 320 posti con l’aiuto dell’architetto Howard Jones. Il 22 giugno 1931 debuttò “Inquest”, un dramma di Michael Barringer, ma pochi mesi dopo il Windmill (così era stato ribattezzato) fu temporaneamente riconvertito in cinema per assenza di profitti.

Laura Henderson non gettò la spugna e assunse un impresario, Vivian Van Damm, con il quale concepì l’idea di un programma continuo di spettacoli di varietà che avrebbe coperto buona parte della giornata, dalle 14,30 alle 23: ballerine, cantanti, prestigiatori… Fu anche coniato un nome per questo nuovo genere: “Revudeville”. Purtroppo anche questa formula non si rivelò redditizia.

Ma un giorno Van Damm ebbe l’intuizione che avrebbe fatto la fortuna del Windmill. Ispirandosi ai celebri locali parigini di Pigalle, decise di introdurre il nudo sul palco del teatro sotto forma di tableaux vivants. Si trattava, in sostanza, di aprire il sipario e mostrare al pubblico per alcuni minuti delle ragazze più o meno svestite ma assolutamente immobili, per aggirare i divieti vigenti. Van Damm e Mrs Henderson, infatti, riuscirono a convincere Lord Cromer, allora censore di tutti gli spettacoli teatrali londinesi, che al pari delle statue classiche esposte al British Museum la nudità non significasse necessariamente oscenità: tutto questo a patto che le ragazze non si muovessero. Il motto di Lord Cromer era: “It’s all right to be nude, but if it moves, it’s rude”.

Il successo fu enorme. Van Damm produsse una serie interminabile di tableaux vivants, ognuno dei quali ispirato ad un tema diverso, dalle indiane d’America alle sirene, dalle schiave romane alle cortigiane di Luigi XIV. Ogni tanto venivano escogitati dei sottili trucchi per aggirare la censura, ad esempio la pratica di far aggrappare una ragazza totalmente nuda (e tecnicamente immobile) ad una fune verticale calata dall’alto che la faceva girare vorticosamente. Mrs Henderson e Van Damm preparavano comunque il terreno prima del debutto di ogni nuovo spettacolo, riservando alle autorità un posto nel palco d’onore. Pare che questi inviti non venissero mai rifiutati.

Nonostante altri bizzarri divieti (per citarne uno, alle ragazze non era consentito cantare perché ciò avrebbe comportato il rigonfiamento dei loro petti), il Revudeville fu un successo clamoroso e ogni mattina lunghe code di uomini di ogni età si creavano in Great Windmill Street.

Arrivò la seconda guerra mondiale e con essa i terribili bombardamenti dell’aviazione tedesca. Dal 4 al 16 settembre 1939 tutti i teatri londinesi furono chiusi per decisione delle autorità. Dalla riapertura in poi, però, il Windmill non chiuse più, continuò regolarmente i suoi spettacoli per tutta la durata della guerra. A partire dal 7 settembre 1940 la città fu bombardata sistematicamente dalla Luftwaffe per 56 giorni su 57. Anche nelle notti peggiori, quelle in cui gli ordigni tedeschi squassavano gli edifici e facevano decine di morti, notti in cui il rumore assordante delle sirene inondava le strade, le Windmill Girls comparivano allegre sul palco e davano il loro contributo per tenere alto l’umore dei londinesi.

Una sera una bomba colpì il vicino Regent Palace Hotel. Il teatro tremò e una “statua” corse via terrorizzata, non tanto per colpa dell’esplosione quanto a causa di un ratto che era caduto da una trave sopra la sua testa!

All’apice del blitz, quando uscire in strada era troppo rischioso, le ragazze del Windmill trascorrevano spesso la notte nei sotterranei del teatro.

“WE NEVER CLOSED”. Questo fu lo slogan adottato dal teatro alla fine della guerra, per rimarcare un’impresa tanto eccezionale. E ci fu chi storpiò con umorismo il motto in un altrettanto azzeccato “WE NEVER CLOTHED”.

Nel frattempo, alla fine del 1944, Laura Henderson era morta, lasciando in eredità il Windmill a Van Damm. Durante la sua gestione sul palco si avvicendarono attori e comici al debutto, destinati a carriere di prestigio. Tra cui si possono citare Peter Sellers, Tommy Cooper, Harry Secombe e Jimmy Edwards. Ma gli uomini continuavano a fare la coda esclusivamente per loro, le Windmill Girls.

Vivian Van Damm morì il 14 dicembre del 1960, lasciando il teatro nelle mani della figlia Sheila, campionessa di rally, che lo aveva affiancato qualche anno prima. Questo prezioso video dal canale di British Pathé mostra proprio il suo primo giorno di lavoro al Windmill.

Con l’avvento degli anni ’60, però, nel quartiere di Soho erano nati numerosi locali di striptease, più agguerriti e moderni. Sheila Van Damm lottò con tutte le forze ma alla fine dovette cedere: il sipario del Windmill, fiaccato dalla concorrenza, si chiuse per l’ultima volta il 31 ottobre 1964.

La foto seguente, tratta dal volume Qui Londra, mostra la successiva incarnazione dell’edificio: tornò nuovamente ad ospitare un cinema.

Nel 1974 fu quindi acquistato da Paul Raymond, il leggendario proprietario di numerosi altri locali a Soho, l’uomo che aprì il primo club di spogliarello del Regno Unito. Raymond ritornò a offrire spettacoli erotici ma privi della parte comica. Seguirono altri cambi di nome: La Vie en Rose Show Bar, Paramount City e oggi The Windmill International.

Purtroppo nulla a che fare con la gloria del passato, con gli anni ruggenti in cui la città era sotto le bombe naziste ma la voglia di vivere dei londinesi era più forte di tutto.

Dalle vicende del Windmill Theatre è stato tratto un film nel 2005, diretto da Stephen Frears, con Judi Dench nella parte di Mrs Henderson e Bob Hoskins in quella di Vivian Van Damm.

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