L’Ambasciata della discordia

24 Grosvenor Square – Tube: Bond Street

Nel post precedente abbiamo conosciuto “Bendor”, ovvero il secondo Duca di Westminster che negli anni ’20 si innamorò di Coco Chanel, ricoprendola di attenzioni e di regali. Il denaro non gli mancava, facendo parte di una famiglia incredibilmente ricca.

Oggi parliamo del suo successore, il terzo Duca di Westminster William Grosvenor, cugino di Bendor e in carica per un decennio, dal 1953 fino al 1963, anno in cui morì all’età di 68 anni. Fu lui alla fine degli anni ’50 a combattere e ad uscire vincitore da una battaglia aspra e singolare contro un nemico di notevole spessore: gli Stati Uniti d’America.

Fin dalla fine del ‘700 in Grovesnor Square, nel mezzo del quartiere di Mayfair, è esistita in forme diverse una presenza americana: il primo ambasciatore John Adams (che divenne poi Presidente degli Stati Uniti dopo George Washington) viveva al civico 9; qui il generale Eisenhower basò il suo quartier generale durante la seconda guerra mondiale e sempre qui aveva sede la rappresentanza europea della US Navy. Ma soprattutto, nel 1938, Grosvenor Square divenne dimora definitiva dell’Ambasciata statunitense, che negli anni precedenti aveva alloggiato in vari indirizzi londinesi: da Great Cumberland Place, a Piccadilly, da Portland Place a Victoria Street.

Dopo circa vent’anni di permanenza al civico 1 di Grosvenor Square, si presentò l’esigenza di un nuovo edificio, più moderno e funzionale, e il luogo prescelto per la sua costruzione fu l’estremità occidentale della stessa piazza. Da sempre la prassi seguita dagli Stati Uniti per insediare una rappresentanza estera è quella di comprare il terreno per poi procedere alla costruzione dell’Ambasciata. Accade così ancor oggi in ogni Paese del mondo.

Forti di questa consuetudine, gli americani bussarono alla porta del Duca di Westminster per sapere a quale prezzo era disposto a cedere l’area alla quale erano interessati. Non conoscevano però un particolare cruciale: i Grosvenor, proprietari ancor oggi di buona parte dei quartieri di Mayfair e Belgravia, non sono abituati a vendere! A nessun prezzo. Affittano (a prezzi molto alti) ma la proprietà di terreni ed immobili rimane saldamente nelle loro mani.

Gli americani, davanti a questo rifiuto, rimasero sconcertati e fecero offerte sempre maggiori, inutilmente: il Duca rispondeva inesorabilmente picche. Interpellarono addirittura il Parlamento, per provare a costringerlo a vendere. Niente da fare. Ad un certo punto, in realtà, egli si disse disposto a cedere il terreno, a patto però che gli Stati Uniti restituissero alla sua famiglia i territori confiscati durante la Guerra d’Indipendenza. Peccato che i Grosvenor prima della Rivoluzione Americana fossero in pratica i proprietari del Maine e dello Stato di New York! Si giunse quindi ad un contratto di affitto della durata di 999 anni, ancora in vigore. L’edificio, inaugurato nel 1960, fu progettato dal celebre architetto finlandese Eero Saarinen.

Al centro della facciata è posta un’aquila in alluminio con un’apertura alare di ben 11 metri: è il simbolo degli Stati Uniti fin dal 1782 e fu scolpita da Theodore Roszak. Nel 2002 fu arrestato a Stoccolma un sospetto terrorista che era pronto a salire armato su un volo Ryanair diretto a Stansted: secondo i servizi segreti il suo progetto era quello di dirottare l’aereo e di farlo schiantare sull’Ambasciata, puntando proprio l’enorme aquila che si staglia sulla facciata.

L’Ambasciata e la piazza antistante, alla fine degli anni ’60, furono spesso teatro di scontri tra la polizia e i manifestanti che si opponevano alla guerra che gli Stati Uniti stavano portando avanti in Vietnam.

Questo filmato di British Pathé mostra proprio i disordini di quei giorni in Grosvenor Square.

L’Ambasciata americana di Londra è dunque l’unica al mondo che non appartiene materialmente agli Stati Uniti. Questa eccezione sta però per terminare: saranno a breve conclusi infatti i lavori di costruzione della nuova sede a Nine Elms, in un lotto di terra acquistato appositamente.


Il trasloco è motivato da ragioni di sicurezza ma viene da pensare che sotto sotto gli americani non hanno mai digerito lo schiaffo del Duca e non vedevano l’ora di trovare una sistemazione di proprietà.


Non conosciamo ancora il nome del prossimo inquilino del numero 24 di Grosvenor Square ma una cosa è certa: gli affitti verranno riscossi ogni mese, come sempre, dal Duca di Westminster.