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Sentirsi un cittadino di Londra non ha niente a che fare con l’esserci nato o cresciuto. Esistono tizi come me che atterrano a Heathrow, a Gatwick oppure a Stansted e scambiano il primo, compiaciuto saluto in inglese con l’austero addetto al controllo passaporti, lodando la serietà degli inglesi messa a confronto con l’atteggiamento guascone dei poliziotti italiani. Insomma, il londinese d’adozione inizia da subito a comportarsi un po’ come Alberto Sordi in “Fumo di Londra”.

Ho cominciato a sentirmi londinese prima ancora di metterci piede, quando avevo sì e no una decina d’anni. In casa mia c’era un vecchio libro, una monografia del 1969 del Touring Club intitolata “Qui Londra”: non una guida turistica ma un testo dal sapore letterario, completato da spettacolari vedute aeree, da intense fotografie di strada in bianco e nero e illustrato da disegni a china di Orfeo Tamburi. E’ un libro che conservo ancora gelosamente e che ho sfogliato infinite volte, su cui ho imparato i nomi delle strade e delle piazze seguendone il percorso con il dito, tanto che quando poi a Londra ci sono andato per davvero, a 15 anni, mi orientavo alla perfezione come se ci avessi sempre vissuto. Da allora ci sono tornato infinite volte – non riesco più a contarle – ma soltanto negli ultimi anni ho sviluppato una sorta di patologia per la quale non ho ancora trovato il coraggio di consultare uno specialista. I sintomi sono i seguenti, chiari ed implacabili:

  • l’abitudine di collezionare i libri più impensabili che raccontano il lato b della città, che evocano aneddoti spassosi oppure lugubri, svelano i luoghi che resistono più o meno malconci al passare del tempo e dietro i quali c’è una storia da riportare alla luce;
  • un bisogno compulsivo almeno un paio di volte l’anno di acquistare un volo low cost per Stansted (solitamente dal venerdì notte all’alba della domenica) e di progettare una maratona di 24 ore senza soste, fatta di decine di tappe nei posti scovati sui libri;
  • la voglia di fotografarli, questi posti, e quindi di avere nello zaino la mia Nikon con un paio di obiettivi;
  • infine una repulsione sempre maggiore per le moderne attrazioni turistiche (primo tra tutti il famigerato London Eye!).

La diagnosi che ho tratto è quella di essere un nerd incallito e pertanto, prima di affrontare le costose parcelle di un’analista, provo a sentirmi meno strano iniziando la carriera del blogger, che è decisamente più a buon mercato: da oggi sarò quindi The LondoNerD.

In questo blog non troverete quasi nulla della Londra che compare sulle guide tradizionali ma non per questo dovrete stare alla larga da palazzi, musei, chiese e monumenti famosi: giusto all’ombra del Big Ben potrete sedere sulla panchina che nel 1885 regalò un’ora di sonno al cancelliere tedesco Otto von Bismarck, pericolosamente alticcio dopo aver visitato una birreria sulla sponda opposta del Tamigi; proprio davanti alla National Gallery capirete come chi ha eretto nel 1921 la statua di George Washington sia riuscito a non infrangere un voto fatto dal Presidente quand’era in vita; a due passi  da St. Paul’s Cathedral vedrete un imponente arco di pietra disegnato da Wren, per due volte demolito e per due volte ricostruito in posti differenti. E poi leggerete le storie di personaggi straordinari: Vincent de Groof detto l’Uomo Volante, che purtroppo si schiantò al suolo al primo tentativo; l’architetto Ernő Goldfinger, che ispirò l’omonimo villain di James Bond; il filosofo utilitarista Jeremy Bentham, che da quasi due secoli, imbalsamato, accoglie i suoi ammiratori all’interno di una teca di vetro dell’University College.

Man mano che cresceranno i post, si aggiornerà la mappa che vi aiuterà a pianificare un’eventuale scorribanda organizzata ad hoc o che semplicemente, consultata al bisogno sul posto, svelerà vicende imprevedibili avvenute secoli prima a pochi metri di distanza da voi.

In fondo, basta molto poco per essere un LondoNerD: un paio di scarpe comode e ben rodate, una buona mappa, la macchina fotografica al collo, una travelcard Zone 1-6 e un taccuino su cui fermare le sensazioni che proverete aggirandovi in questi luoghi affascinanti, improbabili e bislacchi.

E inforcate gli occhiali, mi raccomando. Buona lettura!

The LondoNerD